Riflessioni e racconti

In questa sezione abbiamo raccolto una serie di testi, poesie, video e altro materiale che ci aiuti a riflettere sulla nostra vita, perché il disagio si combatte, anzitutto, nel quotidiano.

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Inno alla gioia

Se tutti suoniamo il nostro strumento in armonia con gli altri possiamo contribuire a eseguire una bella sinfonia.

Danzatori cinesi non udenti

Coreografia realizzata da 63 giovani danzatori
non udenti: una prova meravigliosa che l’arte supera ogni confine.

Il covo tranquillo

Tutti noi in mezzo a mille difficoltà cerchiamo il nostro covo tranquillo.

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Il difetto dell’anfora

Quando un difetto diventa un punto di forza.

Il pane bruciato

Non sempre le ciambelle vengono col buco…

Pensiero laterale

Molti problemi a prima vista insormontabili hanno una soluzione: basta saperla cercare.

Povertà

Una breve storia per farci riflettere su quale sia la vera ricchezza.

Tempo prezioso

Gli anni corrono inesorabili per tutti. Ma le ultime “caramelle nel sacchetto” sono le più gustose e cariche di significato.

Ed ora un po’di letture

Elenco letture

Il pacchetto di biscotti

Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e di pensare male delle persone, guarda attentamente le cose: molto spesso non sono come sembrano!!!

Volontariato

Un’interessante riflessione di Pietro Bavera sul significato dell’essere volontario.

Lentamente muore – P. Neruda

Una delle più famose poesie dello scrittore spagnolo.

L’avventura dei ricci

C’è sempre un modo per avvicinarsi all’altro…

La storia dell’elefante

Il pacchetto di biscotti

Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d’attesa di un grande aeroporto.
Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo. Comprò anche un pacchetto di biscotti.
Si sedette nella sala vip per stare più tranquilla.

Accanto a lei c’era la sedia con i biscotti e dall’altro lato un signore che stava leggendo il giornale.
Quando lei afferrò il primo biscotto, anche l’uomo ne prese uno; lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro.

Tra sé pensò: “Ma tu guarda, se solo avessi un po’ più di coraggio gli avrei già dato un pugno…” Così, ogni volta che lei prendeva un biscotto, l’uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno, ne prendeva uno anche lui. Continuarono finché non rimase che un solo biscotto e la donna pensò: “Ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!!”
L’uomo prese l’ultimo biscotto e lo divise a metà!
“Ah!, questo è troppo” pensò, e cominciò a sbuffare indignata; si prese le sue cose, il libro e la sua borsa e si incamminò verso l’uscita della sala d’attesa.

Quando si sentì un po’ meglio e la rabbia era passata, si sedette su una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l’attenzione ed evitare altri dispiaceri.

Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando, nell’aprire la borsa, vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero.

Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell’ uomo seduto accanto a lei… che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell’orgoglio.

La morale :
Quante volte nella nostra vita abbiamo mangiato o mangeremo i biscotti di un altro senza saperlo?
Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e di pensare male delle persone, guarda attentamente le cose: molto spesso non sono come sembrano!!!

Esistono cinque cose nella vita che non si recuperano: Una pietra dopo averla lanciata. Una parola dopo averla detta. Un’opportunità dopo averla persa. Il tempo dopo che è passato. L’amore per chi non lotta.

Qualcuno una volta ha detto:
“Lavora come se non avessi bisogno dei soldi. Ama come se nessuno ti avesse mai fatto soffrire.
Balla come se nessuno ti stesse guardando. Canta come se nessuno ti stesse sentendo. Vivi come se il Paradiso fosse sulla Terra.”

Lentamente muore – P. Neruda

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marca o colore dei vestiti,

chi non rischia,

chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi evita una passione,

chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i

piuttosto che un insieme di emozioni;

emozioni che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore

davanti agli errori ed ai sentimenti!

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l’incertezza,

chi rinuncia ad inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge,

chi non ascolta musica,

chi non trova grazia e pace in sè stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,

chi non si lascia aiutare,

chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di

gran lunga maggiore

del semplice fatto di respirare!

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di

una splendida felicità.

L’avventura dei ricci

Un’estate, una famiglia di ricci venne ad abitare nella foresta.
Il tempo era bello, faceva caldo, e tutto il giorno i ricci si divertivano sotto gli alberi.
Folleggiavano nei campi, nei dintorni della foresta, giocavano a nascondino tra i fiori, acchiappavano mosche per nutrirsi e, la notte, si addormentavano sul muschio, nei pressi delle tane.

Un giorno, videro una foglia cadere da un albero: era autunno. Giocarono a rincorrere la foglia, dietro le foglie che cadevano sempre più numerose; ed essendo le notti diventate un po’ più fredde, dormivano sotto le foglie secche. Faceva però sempre più freddo. Nel fiume a volte si formava il ghiaccio.
La neve aveva ricoperto le foglie.

I ricci tremavano tutto il giorno, e la notte non potevano chiudere occhio, tanto avevano freddo.

Così una sera, decisero di stringersi uno accanto all’altro per riscaldarsi, ma fuggirono ben presto ai quattro angoli della foresta: con tutti quegli aghi si erano feriti il naso e le zampe. Timidamente, si avvicinarono ancora, ma di nuovo si punsero il muso.
E tutte le volte che uno correva verso l’altro, capitava la stessa cosa.

Era assolutamente necessario trovare un modo per stare vicini: gli uccelli si tenevano caldo uno con l’altro, così pure i conigli, le talpe e tutti gli animali.

Allora, con dolcezza, a poco a poco, sera dopo sera, per potersi scaldare senza pungersi, si accostarono l’uno all’altro, ritirarono i loro aculei e, con mille precauzioni, trovarono infine la giusta misura.
Il vento che soffiava non dava più fastidio; ora potevano dormire al caldo tutti insieme.

La storia dell’elefante

Successe in India, tanto tempo fa.
Nella città di Savatthi, religiosi, dotti e scienziati litigavano furiosamente, si accapigliavano, si offendevano.
Ognuno era così convinto di essere dalla parte della ragione che neanche ascoltava quello che l’altro aveva da dire, e appena si accorgeva che voleva dire qualcosa di diverso lo offendeva dicendo: « È giusto come la penso io, la tua idea è sbagliata.» C’era chi diceva che gli animali hanno un’anima e chi diceva di no.
Uno che il tempo non ha né un inizio né una fine, e un altro che il mondo è finito e il tempo finirà. Nonostante fossero tutte persone molto colte e istruite, ognuno usava la propria sapienza per offendere con le parole l’altro.
Si davano dello sciocco perché per uno la terra era tonda e per un altro piatta. Insomma, in questa città regnava una grande confusione.

Ma, per fortuna, tra tutti i saggi ve n’era uno di gran lunga più saggio. Tanto saggio da vivere in disparte e con modestia, ma sempre disposto ad accettare l’idea espressa da un’altra persona.
Era da tutti riconosciuto come un saggio dei saggi.
Avrebbe potuto intervenire anche lui cercando di capire cosa diceva uno e cosa l’altro, ma rendendosi conto che non sarebbe servito a nulla entrare nella discussione decise di raccontare una storia che li aiutasse a capire.
E la storia diceva così:

Un re, in un tempo molto antico, in questa stessa città, mandò a chiamare tutti coloro che erano nati ciechi.
Dopo che questi si furono raccolti in una piazza, mandò a chiamare il proprietario di un elefante a cui fece portare in piazza l’animale.
Poi, chiamando a uno a uno i ciechi, diceva loro: « Questo è un elefante, secondo te a cosa somiglia?» E uno diceva una caldaia, un altro un mantice, a seconda della parte dell’animale che gli era stata fatta toccare. Un altro toccava la proboscide e diceva il ramo di un albero. Per uno le zanne erano un aratro. Per un altro il ventre era un granaio.
Chi aveva toccato le zampe le aveva scambiate per le colonne di un tempio, chi aveva toccato la coda aveva detto la fune di una barca, chi aveva messo la mano sull’orecchio aveva detto un tappeto.
Quando ognuno incontrava l’altro dicendo quello a cui, secondo lui, somigliava l’animale, discutevano animatamente perché ciascuno era assolutamente convinto di quello che aveva toccato.
Naturalmente, se uno diceva un mantice e l’altro una caldaia volavano gli insulti, perché nessuno metteva in dubbio quello che aveva sentito toccando la parte del corpo dell’elefante.

Il re, vedendoli così convinti della loro sicurezza e litigiosi, si divertiva un mondo.
Ma alla fine decise di aiutarli a capire, e a due a due li invitò a toccare quello che aveva toccato l’altro e a ipotizzare a cosa somigliasse.
Così tutti dissero quello che sosteneva l’altro e si invertirono i ruoli.
Come se fosse stato un gioco, li invitò a parlare tra di loro e a alla fine tutti si formarono l’idea di come in realtà l’elefante fosse.

Dopo che il saggio Maestro ebbe finito di raccontare questa storia disse: « Miei saggi discepoli, voi fate la stessa cosa. Non sapete ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, né ciò che è bene e ciò che è male, e per questo litigate, vi accapigliate e vi insultate.
Se ognuno di voi parlasse e contemporaneamente ascoltasse l’altro, la verità vi apparirebbe come una anche se ha molte forme.»

Parabola buddhista tratta da:
www.meditare.it/forum/archivio/ciechi_elefante.htm

Volontariato

Premessa:

Queste note e spunti di riflessione provengono dalla mia personale esperienza di operatore volontario all’interno della “Associazione Gruppo Alice”. Si tratta di un’associazione di volontariato nata nel 1982 a Saronno, per il disagio giovanile e la tossicodipendenza. Oggi è soprattutto un centro di ascolto e di prevenzione del disagio relazionale, ed offre colloqui individuali con lo psicologo e con l’equipe di operatori, incontri di sostegno in gruppo, in particolare per genitori, corsi di formazione sulla relazione interpersonale e gruppi di condivisione e confronto aperti a tutti.

Volontario, oggi?

La parola volontario oggi, in un mondo legato alle leggi del mercato e del profitto, forse non rischia di scomparire dal nostro vocabolario, ma spesso viene utilizzata con significati molto diversi da quello che eravamo abituati ad attribuirgli fino a qualche anno fa. Pensavamo cioè ad un’attività libera e gratuita, svolta personalmente o in una associazione per rispondere a un bisogno e per svolgere un servizio sociale. Ad esempio non ci saremmo mai aspettati di parlare di volontariato pensando al servizio militare, eppure oggi i militari vengono chiamati volontari, da quando èè stato abolita la leva obbligatoria, mentre in realtà sono professionisti retribuiti… Prima almeno molti potevano scegliere di fare servizio civile, volontario e gratuito, garantendo spesso prestazioni e continuità di presenza in molte organizzazioni caritative, assistenziali, di servizio. Oggi invece il servizio civile prevede comunque una retribuzione, sia pur minima, ed è in via di estinzione per mancanza di fondi! In questa mia riflessione però intendo riferirmi al primo significato della parola volontariato, in senso tradizionale per quanto concerne la libertà e la gratuità, ma con particolare attenzione a nuove sensibilità e consapevolezze necessarie.[…]

Altruismo?

Spesso il volontario è considerato un altruista, che pratica la solidarietà in contrapposizione all’egoismo che regola i rapporti “economici” basati su interesse e vantaggio. Invece le due cose non sono così distanti. Esiste una dimensione dell’altruismo e della solidarietà che ha una funzione di utilità sociale e soprattutto una funzione “egoista” di rafforzamento della identità personale, dell’autostima, del proprio benessere. Le persone in situazione di disagio hanno bisogno di tante cose, eppure mentre ricevono “danno” anche molto, hanno gesti e sguardi ricchi di contenuti, risorse nascoste che ci stupiscono, l’ascolto e il sostegno possono diventare “carezze” reciproche.

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